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L’informatichese e i suoi tormentoni

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Fonseca AnnaE’ abbastanza normale che tra simili il comportamento si uniformi. Nel celebre esperimento dei metronomi discordanti (valido anche con gli orologi a pendolo!), vengono posti trentadue metronomi su un tavolo, uno accanto all’altro, e dopo circa un minuto e mezzo. questi cominciano a sintonizzarsi fra loro e a produrre un unico sincronizzato tic tac Lo chiamano effetto risonanza. Anche gli esseri umani si sincronizzano quando condividono lo stesso ambiente.

Il fenomeno alla base della risonanza tra gli esseri umani è supportato dall’esistenza dei neuroni a specchio (Rizzolatti, Gallese, Fogassi 1996) , una piccola popolazione di neuroni localizzati nella zona frontale e parietale del nostro cervello. Recenti studi collocano i mirror neurons alla base dell’empatia. Ed è proprio di empatia che ti sto parlando. Quando le persone condividono uno spazio comune, cominciano ad assumere comportamenti simili, uno di questi comportamenti è il modo di comunicare. Il linguaggio è il comportamento peculiare della specie umana.

 

Nel settore IT o Digitale (per definirlo con un termine da Millennial Generation), l’empatia si manifesta anche attraverso la condivisione di un linguaggio settoriale, comprensibile ai soli operatori di settore.

Da oltre 20 anni mi occupo di comunicazione all’interno del settore IT, e spesso sono coinvolta in conversazioni con i Vendor e Reseller di questo settore. In più di un’occasione ho potuto notare, quanto il contagio linguistico di questo settore si sia trasformato in veri e propri tormentoni linguistici.

Già qualche anno fa, durante uno dei tanti eventi di settore, fui invitata a fare un intervento sull’importanza delle parole. Le parole fecondano il cervello, creano dei veri e propri scenari emotivi. Spesso non siamo consapevoli delle nostre abitudini linguistiche, e cadiamo nell’uso improprio di termini o ancor peggio, utilizziamo parole “tragiche” capaci di influenzare negativamente il nostro interlocutore.

Nei miei corsi di formazione dedicati a come rendere più efficaci le attività di Lead Generation, fornisco un elenco ben assortito di queste parole tragiche, come ad esempio il sostantivo appuntamento, che deriva dal greco appuntare con spillo, quindi fare la punta. Esso evoca un’immagine appuntita, non proprio positiva per creare un’atmosfera di accoglienza e disponibilità. Il verbo sfruttare, approfittare, discutere ed altri ancora. Per motivi di brevità mi limito a citare solo alcune di queste parole e senza fornire una spiegazione sul perché è opportuno non usarle, ovviamente durante i miei corsi quest’argomento è ben approfondito.

Vi sono poi le parole “magiche”, quelle che agiscono come dei veri grimaldelli di accesso alla disponibilità dell’interlocutore. Parole come l’avverbio semplicemente, facilmente, l’avverbio Sì (parola magica in assoluto!), opportunità, il pronome Noi, l’utilizzo della forma verbale in prima persona plurale e, altre ancora.

Nel nostro settore vi abitano pochi linguisti e molti ingegneri e forse è per questo che il linguaggio non ha la precedenza sui i bit e i gigabite. Le conversazioni nel nostro settore si svolgono attraverso l’uso di sigle, acronimi, nomi di soluzioni complessi e incomprensibili per chi non bazzica questo settore, per citarne alcune: IOT, BIG DATA, Disaster Recovery, Cloud, supply Chain, CRM, PDM, PLM e moltissime altre.

L’ informatichese è un sistema di comunicazione con un suo preciso lessico, una sua fonetica, una morfologia, sintassi e una sua pragmatica molto precisa.

Ma il meglio in questo settore lo diamo quando “arrangiamo” i termini inglesi italianizzandoli, allora sarà frequente sentire frasi come “backappami quei dati” oppure “puoi forwardarmi la mail”, “mi droppi quel file” “replyiami asap”, “abbiamo appena deliverato”, “stiamo per sappizzzare”, e altre ancora. Chissà quante ne conosci anche tu!

Concludo con una simpatica hit parade dei tormentoni Digitali, frasi o parole che ho sentito spesso pronunciare e magari avrai sentito anche tu.

La mia preferita è: “dobbiamo capire i mal di pancia del Cliente”. Un responsabile commerciale di un Vendor molto noto, nell’approntare alcune attività di marketing, era solito ricordarmi che quando si va da un Cliente occorre capire quali siano “i suoi mal di pancia”. Ogni volta che ascoltavo questa frase, rabbrividivo, perché ero a conoscenza che la squadra addetta alle vendite di questo Brand, aveva l’abitudine di andare dai Clienti e nei primi cinque minuti di conversazione, il venditore di turno si schiariva la voce e diceva “vogliamo capire i suoi mal di pancia!” Ora, penso tu sia d’accordo con me che dei propri mal di pancia vorremmo parlarne ad un gastroenterologo, se proprio fosse necessario. Certamente non vorremmo confidare i nostri mal di pancia durante un meeting di lavoro, a degli sconosciuti.

Talvolta pronunciamo frasi o modi di dire senza porre attenzione al potere linguistico che una frase o una parola racchiude nella sua etimologia, nella semantica. Parlare ad un cliente di mal di pancia, significa creare uno scenario emotivo, oltre che imbarazzante, associato al dolore. La domanda che tutti dovremmo porci quando incontriamo un Cliente/Prospect : “Che tipo di scenario emotivo sto creando con le mie parole?” Nell’esempio del mal di pancia: “Può uno scenario di questo tipo agevolarmi in qualche modo?” “Che tipo di immagini sto evocando?”

Un altro tormentone: “invio una mail di recap così siamo tutti allineati!” Allineati? Siamo per caso dei soldati? Dobbiamo metterci tutti su una linea? Le immagini rigide non predispongono un Cliente, anzi. La comunicazione positiva è composta non solo dalle parole che pronunciamo, ma anche dai suoni, dalle immagini che le parole evocano nelle nostre rappresentazioni mentali. In merito a questo, il celebre esperimento su fonosimbolismo, condotto da Kohler nel 1929 (psicologia gestaltica) sulle parole Takete e Maluma. L'esperimento consisteva nel chiedere ad un campione di persone di associare questi due nomi a due diverse forme, una formata da linee rette e spigolose, l'altra da linee curve e morbide. Secondo te la forma spigolosa a quale parola è associata?

“Siamo sotto staffati”, questa frase è un mix tra l’inglesismo storpiato e l’immagine di una staffa, che richiama il mondo equino. Lascio a te immaginare il resto. Hai sentito per caso il nitrito di un cavallo? Sarebbe troppo banale dire “siamo sottodimensionati”. Eppure le parole in italiano esistono! Piccola parentesi: non direi mai ad un Cliente che la nostra azienda non è in grado di supportare le sue esigenze perché il personale è numericamente limitato. Piuttosto direi “abbiamo tantissimo lavoro in questo momento, devo verificare come poter inserire anche il suo ordine”

La mia hit parade dei tormentoni prosegue. Invito il lettore a completare la classifica, sono certa che ognuno ha suoi tormentoni da raccontare. L’articolo è un invito alla consapevolezza: il linguaggio è un’arma potentissima capace di avvicinare o di allontanare. È lo strumento che ci permette di rendere noto ciò che proviamo e ciò che pensiamo, al mondo esterno. “Ma davvero sei interessato ai miei mal di pancia?”





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Anna Fonseca
Author: Anna Fonseca

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