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Come hai conosciuto Aused e quali motivazioni ti hanno convinto ad iscriverti?

Ho conosciuto Aused partecipando alla realizzazione del libro “Vite Parallele: 40 anni di Information Technology delle aziende Italiane”. E è stata un’iniziativa stimolante e divertente, un amarcord tecnologico a partire da metà degli anni 70 fino ai giorni odierni, realizzato con il contributo di tanti colleghi che hanno condiviso esperienze che fanno parte del patrimonio professionale della storia e dell’attualità del mondo delle tecnologie.

Ho poi partecipato alla presentazione del libro, apprezzando il forte spirito associativo, la carica del presidente e la voglia di contribuire alla crescita di una comunità di professionisti. E da quel momento ho iniziato a seguire le iniziative di Aused con la volontà di parteciparvi attivamente.

Vimar: ci racconti un po della tua azienda e di come l’IT è organizzato al suo interno?

Vimar è un’azienda italiana con presenza internazionale che opera nella produzione e distribuzione di materiale Elettrico ed Elettronico, nella Domotica e nella Building Automation, con headquarter in Italia e plant produttivi e distributivi in Italia, Europa, Asia, Centro e Sud America.

La luce è energia, calore, vita. In questa direzione lavora Vimar, dal 1945, con passione e voglia di innovare: una storia che inizia nell’immediato dopoguerra, a Marostica, e che oggi vede presente l’azienda in tutto il mondo e che fa del “Made in Italy” un fattore competitivo e un valore distintivo.

La Direzione IT è organizzata in tre gruppi: processi di business (ERP, Digital Manufacturing, Business Intelligence, E-Business,…), Infrastrutture Sistemi e Sicurezza (Cloud, Cybersecurity,...) e servizio al cliente tramite l’Help ed il Service Desk.

Una lunga esperienza come CIO e non solo... Come riesci a trasformarla in motore per l’innovazione?

La Cerco di sintetizzare in poche righe l’approccio all’innovazione che ho maturato nella mia esperienza, che ho sempre cercato di adottare, di diffondere e di realizzare nei ruoli e nei diversi contesti nei quali mi sono trovato ad operare. Il concetto di innovazione è associato ad un continuo mutamento del contesto che grazie alle tecnologie abilitanti offre l’opportunità di creare nuovi scenari fino a prima impensabili, e che permette al business di introdurre nuovi modelli o significativi miglioramenti dei processi. L’innovazione di processo/prodotto è perciò alla portata di chi è in grado di individuare, integrare e adattare le tecnologie, poiché gli investimenti necessari sono sostenibili e le tecnologie disponibili. Ciò che conta è quindi la curiosità e la creatività, la capacità di immaginare nuovi servizi,  nuovi prodotti, nuovi processi in sintesi la capacità di riconoscere il valore di un’idea e portarla a maturazione rapidamente, senza paura di sbagliare. Avere grande apertura mentale, capacità di diffondere conoscenza e di far circolare le idee, di fungere da stimolo e da incoraggiatore, capacità di approfondimento, creare relazioni di fiducia e collaborazione, saper far emergere le migliori qualità di una pluralità di ingegni  sono tutti gli ingredienti che un manager delle tecnologie deve saper mixare per arrivare ad un risultato di eccellenza. Ho imparato inoltre che, non potendo essere un profondo conoscitore di ogni ambito di applicazione di soluzioni innovative, è più importante essere in grado di trasmettere e realizzare il concetto di come innovare, piuttosto di che cosa innovare.

Gestire l’IT come strumento di supporto ma anche come valore di prodotto: quali sono le opportunità e le sinergie in un settore quale quello di Vimar?

Avere un business come in Vimar che respira innovazione e tecnologia come fosse il pane quotidiano è una grande sfida ma anche una grandissima opportunità. Confrontarsi quotidianamente su tematiche quali l’IOT, i servizi cloud, la cybersecurity e disegnare strategie, progettare e realizzare assieme servizi che vengono messi a disposizione del mercato offre all’IT aziendale una spinta all’innovazione ed uno stimolo ad essere sempre allo “stato dell’arte delle tecnologie informatiche”. Creare sinergie con il business, condividere e mettere a disposizione del business infrastrutture e soluzioni tipicamente “Legacy” ed “Enterprise”, quali i servizi in cloud, le piattaforme di sviluppo e le tecnologie adottate, sviluppa delle competenze e crea all’interno del gruppo IT un’atmosfera “tecnologica” che motiva ed efficienta i servizi della mia struttura ma soprattutto della stessa azienda.

Il Nord est è sempre stata una area con forte imprenditorialità: quali ritieni siano i suoi punti di forza e quali i punti di debolezza e/o le aree di miglioramento su cui porre attenzione?

Il principale punto di forza dell’economia del nord est è la varietà delle specializzazioni.

Un grande patrimonio di conoscenze, competenze, esperienze produttive che si è accumulato nel tempo e la cui continua combinazione da parte dei suoi imprenditori fornisce la materia base per le innovazioni di mercato.

Nel panorama del nordest è finita l’era dei capannoni ubiqui, oggi le aziende che brillano sono quelle che puntano sull’Industria 4.0, sui brevetti, sul design, sulla creatività e sulle startup innovative. Gli imprenditori manifatturieri con i bilanci migliori parlano la lingua di Industria 4.0, con la consapevolezza, nel tessuto produttivo, del fatto che bisogna digitaliz- zarsi. Questa propensione oltre a dare nuova competitività ai distretti ha un’altra dimensione degna di nota, e cioè la capacità di generare un’occupazione di qualità grazie alle nuove tecniche di fabbricazione, a bassa intensità di lavoro ed a ridotto impatto ambientale, che riducono i vantaggi legati alla delocalizzazione e favoriscono il reshoring, ossia il rientro delle produzioni.

Non mancano però alcuni punti di debolezza, a partire da un’insufficiente presenza della componente scientifica dell’innovazione, che si traduce nella visione a volte limitata per realizzare una strategia di investimento collettivo da parte delle istituzioni e delle imprese, necessaria per preparare e trattenere le adeguate risorse indispensabili ad uno sviluppo di lungo periodo. Un’altra debolezza è nel sistema finanziario, troppo dipendente dal sistema bancario tradizionale e poco propenso a strumenti di finanziamento alternativi come i fondi o i private equity.

Altro fattore limitante è la dimensione d’impresa. La dimensione media delle aziende è piccola, ma comunque sempre tesa al miglioramento e al confronto con i mercati nazionali ed internazionali, E’ sicuramente un limite, soprattutto quando si compete nei mercati globali, mercati che hanno necessità di grossi investimenti, ma se non altro sono aziende molto snelle, veloci e flessibili che arrivano presto all’obbiettivo.

Direi quindi che le prospettive sono molto buone e che, migliorati i punti di debolezza, ci sono tutti gli ingredienti per giocare un ruolo di primo piano nello sviluppo economico del sistema paese e nel panorama europeo ed internazionale.

Un top ed un Flop del Digitale/IT per il 2019?

Sicuramente un hot topic del 2019 per tutte le organizzazioni, di qualsiasi tipologia di business e di dimensione, è stato il tema della Cybersecurity. Naturalmente su questo tema ogni azienda ha una lista di punti con priorità differenti, ma è altresì vero che molti di questi punti condividono delle caratteristiche comuni. E poiché gli attacchi informatici continuano ad aumentare in maniera con frequenza esponenziale anno dopo anno, essi servono tutti a sottolineare l’importanza e la necessità di migliori strumenti e modelli di difesa. Alcune delle attuali tendenze in materia di sicurezza IT riguardano i metodi di prevenzione, altri riguardano la ricerca di nuovi metodi e tecnologie per ridurre le vulnerabilità e migliorare la sicurezza delle reti, nell’utilizzare la raccolta e l’analisi dei dati per l’automazione delle operazioni di sicurezza ed infine per garantire la privacy e la conformità dei dati. Nel 2020 e successivi anni vi sarà un crescente impatto ed utilizzo dell’Intelligenza artificiale e delle tecniche di Machine Learning per migliorare l’efficacia e l’efficienza dei sistemi nell’ambito della Cybersecurity.

Un Flop? A mio avviso la scarsa applicabilità della Blockchain. La Blockchain ha ampi potenziali, come rendere trasparente lo scambio informativo e consentire lo scambio di valore tra gli ecosistemi aziendali, potenzialmente abbassando i costi, riducendo i tempi di regolamento delle transazioni e migliorando il flusso di cassa. Le attività possono essere ricondotte alla loro origine, riducendo significativamente le possibilità di contraffazione.

Un’altra area in cui la blockchain ha un potenziale è la gestione delle identità per attivare transazioni finanziarie e di pagamento. Purtroppo oggi il modello della “Blockchain rimane ancora immaturo per le implementazioni aziendali a causa di una serie di problemi tecnici tra cui la scarsa scalabilità ed interoperabilità.

Nonostante ciò le organizzazioni aziendali dovrebbero iniziare a valutarne le caratteristiche e le potenzialità, anche se non ne prevedono l’adozione nel breve termine.

Nel 2020 si rinnovano le cariche direttive di Aused...dicono che sarai nel nuovo Consiglio... confermi lo Scoop... e se sì con quale visione per il futuro associativo?

Certamente, lo scoop è confermato!

Sarei onorato di far parte del Consiglio di Aused e portare il mio contributo all’associazione e soprattutto agli associati.

Ritengo che la condivisione di esperienze sia una modalità per trasferire il valore della conoscenza e l’associazione ha la possibilità di metterle a disposizione degli associati tramite le iniziative che realizza. Mi piacerebbe altresì contribuire ad aumentare la visibilità e sviluppare il network dell’associazione nell’area del Nordest, area nella quale ci sono molti manager e professionisti di valore.

 

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