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Come hai conosciuto Aused e quali motivazioni ti hanno convinto ad iscriverti?

Ho conosciuto Aused grazie a Linkedin quando ancora mi occupavo di consulenza. Poi a fine 2018, da CIO, ho deciso di partecipare ad uno degli eventi dello User Group Dugit. Di Aused mi ha colpito il fatto che, essendo composta da professionisti provenienti da realtà tanto diverse tra loro, offre la possibilità di mettere a fattor comune diversi approcci allo stesso tipo di problemi, sono molto interessanti gli eventi formativi e di networking che periodicamente organizza; in Aused ho trovato non solo dei professionisti appassionati del proprio lavoro, ma anche un gruppo di persone con cui condividere l’obiettivo di valorizzare il ruolo del CIO al di fuori degli uffici IT.

Prima Industrie: ci racconti un po’ della tua azienda e di come l’IT è organizzato al suo interno?

Prima Industrie è un’azienda nata a Torino poco più di quarant’anni fa e con un’affascinante storia di crescita ed internazionalizzazione, oggi diventata una grande e solida realtà industriale con un fatturato di circa 450 M€. È specializzata nella produzione di macchine per la lavorazione ed il taglio della lamiera. A Torino, dove c’è l’headquarter, abbiamo un modernissimo demo center dove potersi immergere e vivere a 360° la nostra tecnologia.

Lo spirito innovativo e tecnologico ha sempre caratterizzato l’azienda, che recentemente ha visto il lancio del nuovo  marchio (Prima Additive), dedicato a progettazione, produzione e commercializzazione di soluzioni chiavi in mano per l’additive manufacturing nell’ambito delle tecnologie di Metal Powder Bed e Direct Metal Deposition (stampanti 3D con polveri metalliche).

La dislocazione dei siti produttivi è abbastanza articolata e, anche dal punto di vista IT, crea una certa complessità: abbiamo cinque stabilimenti produttivi, di cui due in Italia, uno in Finlandia, uno in Cina e uno negli Stati Uniti. A questi si aggiungono circa quindici filiali commerciali sparse in giro per il mondo.

Il mio team è presente principalmente nei siti produttivi. In uno scenario come questo è importante l’adozione di soluzioni standard con processi comuni. Ho organizzato i gruppi di lavoro affiancando alla gestione operations e infrastrutturale un team di PM esperti di processo che mi aiutano nell’implementazione di soluzioni scalabili a livello globale.

Sei da sempre un CIO molto attivo con il DUGIT, cosa ne pensi degli User Group e del loro ruolo all’interno dell’associazione?

Credo che gli User Group siano un importante focus associativo. Rappresentano dei momenti di confronto su tematiche specifiche, si ha la possibilità di rapportarsi direttamente con i vendor (nel caso Dugit con Microsoft) e al tempo stesso si possono intrecciare delle relazioni con altri colleghi che vivono la tua stessa operatività giornaliera.

Negli ultimi mesi ad esempio sto portando avanti due tavoli di lavoro: uno sulle specificità della fiscalità italiana nel  sistema Dynamics365 ed uno sull’approfondimento di soluzioni software per la gestione del configuratore di prodotto.

Una importante esperienza nella consulenza prima di diventare CIO... come riesci a trasformarla in motore per l’innovazione?

La consulenza è stata una fase importantissima della mia carriera.

Ho imparato tanto, viaggiato molto, conosciuto clienti interessanti e colleghi straordinari. Quando mi si è presentata l’opportunità dell’attuale ruolo di CIO ho passato diverse giornate a riflettere: mi sono chiesto da dove fosse giusto partire per affrontare un ruolo così diverso dal precedente e ho deciso di ripartire da quello del consulente interno. Il grande valore aggiunto che sono convinto mi dia la mia esperienza pregressa è la capacità di approcciare i problemi a tutto tondo, non solo dal punto di vista IT, ma anche di processo.

Sono convinto che uno degli ingredienti fondamentali per il successo di un progetto sia il grado di coinvolgimento di tutti gli attori: per questo, prima dell’avvio di ogni progetto cerco di mettere in piedi una fase di analisi per permettere a tutti di focalizzarsi sugli aspetti davvero importanti e per creare le dialettiche interne che consentiranno al progetto stesso di evolvere; se il contesto non è pronto, meglio aspettare e non forzare la mano. In questi anni ho collaborato in maniera efficace con il business, coinvolgendolo nelle scelte, ma sempre con la chiara visione di evitare sovrapposizioni di ruolo.

La consulenza mi ha portato anche a vedere l’IT come ruolo di “facilitatore” nella comunicazione tra il business e i partner esterni, ulteriore valore aggiunto per il raggiungimento degli obiettivi comuni.

Covid-19 : una tua ipotesi su come sarà il New Normal delle aziende ed il nuovo ruolo del CIO?

Sono sicuro che il ruolo del CIO possa (e debba) diventare sempre più strategico nelle organizzazioni. Il futuro è così ricco di sfide e dobbiamo prepararci per affrontarle.

Nonostante l’ottimismo che mi caratterizza, penso che la ripartenza non sarà affatto facile. Il rischio concreto è che le aziende vedano ridotti i propri budget e la propria capacità di spesa, ma è importante che il CIO mantenga una posizione strategica. È necessario accelerare la migrazione dei vecchi sistemi legacy verso soluzioni in cloud, ed investire in strumenti di collaboration, in modo che anche l’“amministrativa di Voghera” possa collaborare meglio con la sua collega “amministrativa di Shangai”.

Il Covid-19 e la situazione che stiamo vivendo ci stanno mostrando che le nostre aziende hanno bisogno di essere traghettate verso nuovi modelli di business, per cui gli investimenti legati alla digitalizzazione dei processi e alle nuove tecnologie, accanto ad una maggiore collaborazione con gli altri C-level, saranno certamente cruciali.

Gestire l’IT come strumento di supporto ma anche come valore di prodotto: quali sono le opportunità e le sinergie nel tuo settore?

I modelli di business e la tipologia di servizi che vengono offerti ai nostri clienti stanno cambiando. Probabilmente nei prossimi mesi questa tendenza si accentuerà sempre di più, l’IT deve essere pronto e flessibile per poterli supportare.

Penso che in tema di prospettive future un CIO, soprattutto nel settore industriale, in questo momento non abbia che l’imbarazzo della scelta: dalla necessità di avviare progetti con la tecnologia blockchain a quella di sfruttare l’intelligenza artificiale per automatizzare i processi, passando magari per l’implementazione di soluzioni di RPA.

Tutto questo deve ovviamente essere affiancato da robuste soluzioni di cyber security, perché, al di là di progetti nuovi e sfidanti, bisogna rafforzare e diffondere la cultura della sicurezza informatica: oggi un attacco informatico può mettere in ginocchio un’azienda e mettere a rischio il posto di lavoro di molte persone, bisogna essere preparati.

Noi CIO dobbiamo indirizzare le nostre aziende ad accompagnarci con azioni di change management perché le trasformazioni digitali hanno un impatto molto forte sulle organizzazioni; dobbiamo inoltre chiedere ai nostri fornitori di supportarci adeguatamente: non solo a chi sviluppa il software, con soluzioni sempre più stabili e performanti, ma anche a chi lo implementa, che dovrebbe proporre processi il più possibile standard, mettendo in campo consulenti con le giuste competenze.

Vorrei avere 100 ore al giorno tante sono le belle cose che dovremmo fare.

 

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