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Il valore dei Social Media. Tra mito e realtà

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Ah, i social!
Strumenti di comunicazione e veicolazione di pensieri, notizie, advertising e dati vari. Spesso riferiti alla sfera del privato.
Strumenti dibattuti per quanto possono inserirsi nella vita dei singoli, con esiti a volte deprecabili sulla vita degli utenti.
Strumenti comunque molto potenti e pervasivi.
Giusto ieri l'ultima società comparsa nell'ormai vastissimo mondo dei social, Snapchat, ha avviato la sua quotazione a Wall Street.
La valorizzazione? $33 miliardi (fonte ilSole24Ore).
Il valore delle azioni? L' IPO è salito del 44% in una giornata.
Mentre scrivo presumo ci sia stato un rimbalzo dopo che qualche speculatore avrà attuato la tecnica del “mordi e fuggi”, ma non ci giurerei.

La domanda che mi è sorta spontanea dopo queste notizie è semplice e forse anche un po' banale: ma li vale tutti questi soldi una azienda che fa una app per condividere foto e video?

Non sarà forse la vetta più alta di una nuova, possibile, bolla, simile a quella che ha colpito il settore high-tech nel 2001-2002?

Su Wikipedia trovo la seguente definizione di “Social media”:

I media sociali rappresentano fondamentalmente un cambiamento nel modo in cui la gente apprende, legge e condivide informazioni e contenuti. In essi si verifica una fusione tra sociologia e tecnologia che trasforma il monologo (da uno a molti) in dialogo (da molti a molti) e ha luogo una democratizzazione dell'informazione che trasforma le persone da fruitori di contenuti ad editori. Sono diventati molto popolari perché permettono alle persone di utilizzare il web per stabilire relazioni di tipo personale o lavorativo. I media sociali vengono definiti anche user-generated content (UGC) o consumer-generated media (CGM).

Personalmente penso che il valore intrinseco delle società che operano nel mondo Social Media non sia quello di carattere ideologico sopra descritto, ma piuttosto sia quello di avere a disposizione un infinito (o quasi) bacino di alimentazione per Big Data.
Difficilmente il mercato assegnerebbe valori elevati di mercato ad aziende che hanno un valore ideologico e non tangibile. Credo piuttosto che il valore stia nei dati che conservano sui loro server, oltre che ovviamente nell’essere validissimi veicoli di advertising.
Mentre le realtà industriali (come le nostre) si devono sempre inventare qualcosa, tramite il CRM o altri strumenti, per accrescere la mole di dati dai quali tentare poi di estrapolare nuove possibilità e prospettive per il business, i social sono immensi bacini alimentati VOLONTARIAMENTE da tutti i membri della community. Fatta salva la fetta della popolazione più giovane, più propensa a condividere dati personali anche perché nata con la cultura digitale e cresciuta con essa, facciamo tutti (credo) una grande fatica a ottenere informazioni utilizzabili ed analizzabili, muovendoci sempre tra i meandri della L. 196/2003 e lo scettiscismo dei più a darci qualche dato, mentre i social hanno informazioni di ogni natura e genere e senza grande spiegamento di “fantasia” in corso d’opera, visto che quando una piattaforma è consolidata non si cambia, come la squadra vincente.

Provate a pensare cosa potreste fare per il vostro business avendo a disposizione, ad esempio, la base dati di Facebook con i suoi 1,86 miliardi di utenti attivi su base mensile (fonte Facebook 02/01/2017)?
Vedo già che brillano gli occhi a tutti quelli di voi che si occupano di Marketing, CRM e Big Data.

Non voglio dire altro e come avrete visto più che affermazioni mi sono fatto e vi ho fatto domande, perché ognuno di noi avrà le sue risposte, declinate attraverso business ed esperienze diverse, nella speranza (tutta social!) di suscitare un dibattito. Un saluto a tutti.


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