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IoT – Innovazione e sfida alla security

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L’IoT è certo uno degli sviluppi dell’information technology più affascinanti, potenzialmente pervasivi e intrinsecamente meno sicuri di sempre.
E’ affascinante perché pensare che vi siano oggetti in grado di comunicare con altri oggetti e con noi è una frontiera che solo qualche tempo fa sembrava più fantascienza che altro. Oggi abbiamo lavatrici in grado di comunicare il loro stato alla casa madre e di organizzare l’uscita di un tecnico specializzato in caso di guasto in essere o semplicemente molto probabile sulla base di elaborazioni statistiche, sempre che si sia sottoscritto questo tipo di servizio. O frigoriferi che stabiliscono quando fare un ordine di cibo e ci dicono cosa buttare di scaduto.
I vantaggi offerti da questo approccio tecnologico sono spesso immediatamente evidenti a chiunque, mentre in altre implementazioni i vantaggi sono meno evidenti ma pur sempre indubbi.

Ed è per questo che in un prossimo futuro l’IoT potrebbe essere pervasivo. La pervasività si porta dietro anche effetti meno evidenti e non sempre a vantaggio del consumatore. Un esempio? Proviamo a pensare ad autovetture intelligenti, che comunichino i dati alla casa madre per organizzare la manutenzione programmata. Fino a qui tutto bene, ma se avessimo un incidente con quella vettura e l’assicurazione rilevasse che non abbiamo fatto una manutenzione ai freni che era prevista? Potremmo essere considerati negligenti e l’assicurazione potrebbe rifiutare di rifonderci alcunché, aprendo la strada a nuovi contenziosi.
Pregi e difetti della pervasività, ma in ogni caso aspetti che nessuno può ignorare, ne chi si occupa di IT ne chi è nella veste di consumatore.
I primi dovranno tenerne conto quando andranno ad implementare soluzioni IoT, i secondi dovranno approcciarsi a questi oggetti con maggiore consapevolezza di quanto non abbiano fatto finora, dovranno diventare consumatori più attenti e responsabili. Insomma, l’IoT metterà tutti nelle condizioni di dovere crescere.
C’è poi l’ultimo punto, quello che concerne la sicurezza su questi apparati, che prima ho definito come intrinsecamente la meno sicura di sempre. Perché?
Perché si tratta di oggetti che, a differenza di computer, tablet o smartphone, che nascono per interfacciarsi con noi tramite un schermo, nascono invece per essere non presidiate, visto che difficilmente ci davanti all’ armadio del nostro impianto elettrico (che dialoga anch’esso con il produttore) per comunicare. E i virus nonostante le nostre attenzioni sono sempre in agguato e spesso una nostra azione banale, come aprire un’innocua email come le decine che apriamo ogni giorno, apre il fronte ad un disastro.
E su oggetti che per cultura e abitudine non presidiamo e che per loro natura intrinseca dialogano tra loro, quale può essere l’impatto di un virus? Già vedo le vostre facce di professionisti virare al preoccupato di fronte a un simile scenario e ne avete ben d’onde e mi aggiungo a voi.
E’ una delle tante e nuove sfide che abbiamo di fronte e che ci costringono ad un ulteriore cambio di paradigma, a considerare la “security by design” come un punto imprescindibile, sempre che anche i produttori di processori ci diano una mano, cominciando loro stessi ad implementare il concetto sui loro prodotti. Seriamente.


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