Blog "Vite parallele"

Chiacchiere tra CIO: d'amore (per il nostro mestiere), di bit e di altre sciocchezze

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Durante l'ultimo First Thursday abbiamo potuto constatare la variegata, ancorche' nota, situazione della nostra posizione nel panorama delle aziende italiane.

Rispetto alla survey il dibattito più’ vivo ruota intorno alla nostra autovalutazione e posizionamento.

Siamo bravi a fare il nostro mestiere, siamo dei draghi nel fare operations. Siamo meno forti nell’essere partner del business, decisamente in affanno se dobbiamo fare i visionari o gli istigatori al cambiamento.

Molto dipende dal contesto.

Il nostro panorama di riferimento è la family company o la PMI, dove una sana posizione conservativa è caldamente ritenuta più idonea rispetto a qualcosa di più fuori dagli schemi.

Dove si colloca il confine tra il contesto e la nostra capacità di essere diversi da ciò che siamo oggi?

Solo dal fatto che ci vogliono così oppure perché siamo talmente forti in quello che facciamo che non abbiamo voglia di andare oltre? Il tempo impiegato a diventare dei draghi è stato tanto. Lacrime sudore e sangue per costruire una zona di confort da cui forse non abbiamo poi tutta quella voglia di uscire.

E’ tutto vero e molto probabilmente abbiamo tutti ragione.

Certo è che facciamo fatica a raccontare fuori dai bit con parole diverse ad interlocutori non tecnici  chi siamo, cosa facciamo, come lo facciamo.

Cambia il linguaggio. Ma lo story telling è markettaro. Già il martketing: uno dei nostri acerrimi nemici. Quello che va da solo, che fa cose, sconfina, spende un sacco di soldi, si schianta e poi ci chiama per aggiustare quando i danni sono già fatti. Siamo bravi, si, ma mica siamo Mandrake. Per i miracoli ci stiamo ancora organizzando.

Alcuni di noi operando in settori o aziende di respiro più’ aperto hanno la possibilità di esplorare nuove strade e quindi arrivare ad essere Digital Vanguards, con la possibilità di scalare quelle vette che la maggior parte di noi inizia solo ad osservare da lontano con il cannocchiale.

Facciamo fatica a gestire il Bimodal model, tra la forma mentis ingegneristica e la formazione classica sul modello di gestione che abbiamo seguito per diventare bravi e quello che siamo oggi (spaccare il bit, fare eccellenti operations e centrare il centesimo sui budget, la tanto vituperata ma sempre attuale politica on time / on cost).

Ci fidiamo poco degli altri colleghi e delle altre aree aziendali? Molto probabilmente si.

Ma come ci vedono gli altri? Ecco l’altro cruccio. Noi sappiamo di essere bravi ma quelli che contano cosa pensano di noi? I feedback sono difficili da avere.

Lo switch di mindset dal KPI classico del funziona / non funziona (per progetto / servizio) al KPI di customer satisfaction è forse una delle sfide più dure da accettare per poter scavallare verso le altre definizioni illustrate da Deloitte per il nostro ruolo (definizioni però che arrivano sempre da altri…).

Il rischio di essere autoreferenziali è forte ma come tutti i rischi può essere mitigato.

Una cosa è certa: il confronto tra colleghi è vitale e l’Associazione in questo deve giocare un ruolo molto attivo cercando ove possibile di andare oltre il solo dialogo interno ma puntare all’allargamento della platea a contaminazioni esterne che offrano altri punti di vista per noi magari offuscati dalla nostra attitudine.

Quindi arrivedeci al prossimo aperitivo...ehm, intendevo arrivederci al prossimo evento a cui non si puo' certo mancare.

 


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